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Le low cost si stanno ritirando dall’Italia e dal Sud, rischio caro-biglietti

Lo sostiene un articolo di Leonard Berberi sul Corriere: una contrazione delle rotte interne all'Italia, considerate poco profittevoli, con rischio di aumenti dei costi dei biglietti. Sui voli per la Calabria addirittura ad oggi previsto un taglio del 30%

Malpensa Generiche

Le low cost fanno un passo indietro e “tagliano” le rotte interne all’Italia: lo sostiene un’analisi del giornalista specializzato Leonard Berberi sul Corriere della Sera. Che sintetizza così: Easyjet e Ryanair (i due principali operatori) riducono, WizzAir dimezza i posti, la spagnola Vueling si riduce al lumicino.

Analisi basata sui dati per l’offerta da gennaio a settembre 2024, quindi compresa l’estate che è il periodo di punta delle vacanze, per gli italiani – con il significativo fenomeno del rientro degli immigrati al Sud – e anche per gli stranieri che scelgono il Belpaese (photo credit).

Dati, dicevamo: Ryanair riduce da 15 a 14 milioni di posti disponibili in vendita (-7% rispetto allo stesso periodo 2023), Easyjet riduce taglia del 9%, Wizzair arriva ad un taglio del 45%, che si traduce in 840mila posti in meno.

La contrazione è forte soprattutto sul mercato interno: se l’offerta da/per Malpensa al resto d’Europa rimane buona (con nuove mosse sia per Easyjet che per Ryanair), diminuisce invece la disponibilità di posti ad esempio dalle città del Nord verso il Sud Italia: stando ai numeri attuali, quest’anno ci sarebbe un -32% verso la Calabria, un -8% sulla Sicilia, un -6% su Sardegna e Puglia.

Numeri che potrebbero comportare un aumento dei prezzi, a danno dei turisti e anche di chi dal Nord rientra nella propria regione d’origine ad esempio per le festività come Pasqua, i “ponti” di primavera o per l’estate.

Compensa solo in parte l’aumento di collegamenti delle compagnie italiane, che in questo quadro trovano più spazio: Ita Airways prevede un +9% di offerta, la piccola Aeroitalia addirittura un +93%.

Ma perché c’è questa “ritirata”? Leonard Berberi propone una chiave di lettura partendo dalle fonti consultate:

Due dirigenti dei vettori low cost spiegano al Corriere che ci sono anche motivi economici: l’Italia costa mediamente di più di altri Paesi europei – a partire dall’addizionale comunale (almeno 6,5 euro di tassa a passeggero in partenza) – e il mercato non è molto redditizio per gran parte dell’anno rispetto ai collegamenti internazionali

C’è da dire che sulla addizionale comunale sui biglietti aerei le low cost (in particolare Ryanair) conducono da anni una campagna di pressione per convincere il governo a ritirare il provvedimento, introdotto ormai da lustri. 
Mentre è dello scorso anno la polemica tra il ministro Urso e le compagnie sul “calmiere” sui prezzi. Non è da escludere a priori che ci sia anche una quota di tattica, in questa contrazione. Anche perché il mercato dell’aviazione prevede modifiche frequenti e una parziale modifica è sempre possibile.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 10 Gennaio 2024
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